Scheda libro
Coniglio maledetto
"Gli oggetti destinati a una maledizione devono essere di bella, bellissima fattura," diceva sempre mio nonno. Che carina quella lampada! Rappresentava un coniglio, rannicchiato ai piedi di un albero. Il tronco era...
La recensione
Incipit
“Gli oggetti destinati a una maledizione devono essere di bella, bellissima fattura,” diceva sempre mio nonno. Che carina quella lampada! Rappresentava un coniglio, rannicchiato ai piedi di un albero. Il tronco era decisamente poco realistico, ma la bestiola era ritratta nei minimi dettagli: evidentemente l’artista lo aveva realizzato con tutta la dedizione di cui era stato capace. Neri erano gli occhi e le punte delle orecchie e della coda, mentre tutto il resto del corpo dell’animale era bianco immacolato. Le labbra rosa parevano così morbide e i peli così soffici, al punto che non sembravano nemmeno realizzati in legno. Quando si accendeva la luce, il corpo del coniglio risplendeva in tutto il suo candore e in quell’attimo era come se tornasse in vita: quasi lo vedevi rizzare le orecchie o aggrinzare il nasino. È normale che ogni oggetto abbia una storia. Figuriamoci questo che era stato concepito per una maledizione! Seduto sulla sua poltrona di fianco alla lampada, il nonno me l’ha raccontata chissà quante volte.
Trama in breve
Dieci racconti del soprannaturale che prendono spunto dal folklore della Corea del Sud.
Informazioni
Coniglio maledetto è una raccolta di dieci racconti del 2017 scritta da Bora Chung. In Italia è stata pubblicata dalla Casa Editrice La Tartaruga.
Scritto e pubblicato in un periodo di interesse crescente per la cultura sudcoreana, che ha raggiunto l’apice l’anno scorso con la vittoria al Premio Nobel di Han Kang) questa raccolta di racconti è perfetta per conoscere le fiabe e il folklore del luogo perché sono stati fortemente d’ispirazione per la creazione di queste storie.
Le diverse trame appartengono a generi differenti, anche se si rifanno spesso al grottesco, weird e horror, ma si basano tutte su elementi surreali.
PRO
Affrontando questa lettura ci si accorgerà immediatamente dell’originalità della stessa. Sebbene il primo racconto, nonché quello che dà il nome alla raccolta, sia quello più normale per un lettore occidentale - le tematiche principali sono maledizioni e vendette e per chi ha letto tanti racconti dell’orrore statunitensi riconoscerne il modello è piuttosto immediato - è facile comunque notare come lo svolgimento dello stesso sia desueto e si allontani parecchio da ciò che verrebbe ritenuto maggiormente “letterario” in altre culture. Nei racconti successivi, le storie diventano sempre più particolari, raggiungendo livelli weird difficilmente riscontrabili nella letteratura occidentale, perlomeno per le tematiche prese in considerazione: gravidanza e maternità su tutte.
Nonostante sia impossibile trovare un vero e proprio filo conduttore dell’antologia, gran parte dei racconti trasmettono il medesimo messaggio: la volontà di fuggire alle convenzioni e all’oppressione della società, il bisogno di pensare in modo individuale e di avere il controllo di ciò che accade come singola persona. Nonostante si tratti di storie strane è particolare come ciò che significano e vogliono dire sia evidente e facile da captare anche per chi non è abituato a letture di questo tipo.
Contro
Se la poca dimestichezza con la cultura sudcoreana può rendere più interessante questa lettura per la sua particolarità, può diventare un ostacolo nella percezione degli stati d’animo. L’atmosfera da percepire infatti varia da racconto a racconto, diventando talvolta più cupa e altre più coinvolgente ma ciò che si avverte con chiarezza è esclusivamente l’elemento grottesco e l’implicita conseguenza è che anche davanti a tragedie e scene raccapriccianti al lettore venga da… sorridere. In questi racconti non è l’introspezione dei personaggi a contare bensì sono fondamentali gli accadimenti: ciò che succede è raccontato con dovizia di particolari ma quello che prova il personaggio è lasciato alla fantasia del lettore. Spesso, anzi, i personaggi stessi non sembrano né spaventati, né attoniti davanti a ciò che vedono e vivono l’esperienza raccontata più come se fosse un fastidio che qualcosa di anomalo e spaventoso. Invece di entrare in empatia con le persone coinvolte viene più da guardarle dall’alto e con distacco, un po’ come quando un romanzo dell’orrore trova una trasposizione cinematografica: ciò che il narratore è riuscito a rendere credibile e spaventoso sulla carta se visto come pura immagine in un film rischia di apparire ridicolo e divertente, ben lungi dal farci provare il brivido sperimentato durante la lettura.
Un altro elemento poco chiaro è la struttura del testo. Si tratta di una raccolta di racconti apparentemente scollegati tra loro che non riescono ad essere ricondotti ad un unico fil rouge ma, al contempo, alcuni di essi si assomigliano talmente tanto per le tematiche prese in considerazione (tra l’altro, sono anche stati inseriti in maniera consecutiva nell’antologia) che, nonostante la loro originalità, danno una sensazione di già visto, proprio perché ci si ricorda molto bene quanto letto precedentemente e la nuova storia sembra quasi una nuova versione della stessa idea già affrontata.
Impressione personale
Io sono stata un’amante dell’horror e, nella mia adolescenza, sono stati tanti i romanzi e racconti del genere, ma tutto ciò che ho letto apparteneva alla cultura occidentale, prettamente statunitense. Non è la prima volta che mi approccio a questo genere nella cultura orientale e mi accorgo di esserne sempre affascinata - avendo letto molto meno le idee mi sembrano sempre più originali e strane - ma di non riuscire a provare quello che, da giovane, mi aveva fatto avvicinare a questo genere. È sicuramente compito del lettore sospendere l’incredulità ma per me è impossibile farlo se non c’è alcun tentativo da parte del narratore di farti percepire i personaggi coinvolti nella storia come persone reali e complesse. Mi sono molto divertita a leggere questa raccolta e ho spesso pensato che le trame fossero interessanti ma, ogni volta, mi è venuto da pensare come sarebbero potute essere approfondite maggiormente per dare più spessore all’evento al di là degli accadimenti nudi e crudi. Senza dubbio, però, riconosco che in testi così diretti e indicatori di fatti sia più semplice desumere un messaggio generale e rimanere più analitici su tematiche toccate e significati.
In conclusione
In conclusione, trovo che Coniglio maledetto sia una raccolta di racconti interessante e piacevole da leggere ma che presenti al suo interno racconti non omogenei tra loro, che talvolta sono troppo divergenti e talaltra risultano troppo simili.
Avendo letto troppo poco di questa cultura non sono in grado di valutare quanto sia vicina alla letteratura horror sudcoreana (suppongo tanto solo perché so che alcuni racconti sono collegati al folklore del luogo e perché ho letto altro con tematiche simili) ma so con certezza che la mia ricerca non terminerà qui perché alcune delle storie contenute in questa antologia mi hanno colpita molto non tanto nella loro narrazione quanto nella loro efficacia simbolica.
Si tratta di un libro strano e presenta tematiche che potrebbero essere troppo forti per alcuni lettori perciò lo consiglio solo a chi:
-
ama la letteratura weird
-
ama o vuole esplorare la cultura sudcoreana
-
è alla ricerca di qualcosa di diverso e significativo
In breve
Coniglio maledetto è una raccolta di racconti che mescola horror, weird fiction e surreale per esplorare temi di oppressione sociale, convenzioni culturali e vendetta. Sebbene alcuni racconti risultino meno incisivi di altri, il libro si distingue per la sua originalità.
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10 racconti del soprannaturale che prendono spunto dal folklore della Corea del Sud.
Quarta di copertina
Come bisogna reagire quando qualcuno ci confessa di «non aver mai letto un libro così?» E quanti libri meritano una definizione di rottura e originalità, arrivando a rappresentare qualcosa di unico in un panorama editoriale affollato? Su "Coniglio maledetto" di Bora Chung ci sono pochissimi dubbi: è un libro di questo tipo. Nell’arco di dieci racconti, riesce a creare mondi che spaziano dall’horror coreano alle fiabe russe, dalla fantascienza al romanticismo masochista, mescolando i generi per renderli quasi indistinguibili l’uno dall’altro, fino ad arrivare a chiudere quei mondi o a farli esplodere nelle maniere più inaspettate. Per chi ama la scrittura di Angela Carter, Ottessa Moshfegh e Sayaka Murata, questa raccolta di racconti, già tradotta in 22 paesi, si presenta con una reputazione quasi magica: le sue favole surreali e agghiaccianti ci portano in un mondo in cui conformismo e oppressione sociale generano maledizioni da infrangere con nuove forme di vendetta e violenza, ma a volte anche con una risata surreale. La scrittura di Bora Chung ricorda la dolcezza delle fiabe di infanzia prima che ne scoprissimo i risvolti più oscuri e ci imbattessimo per la prima volta nel sangue delle principesse; ci ipnotizza con le tradizioni di un mondo antico o scomparso per portarci fuori dal tempo e dentro a un cosmo oscuro che fa paura, ma è anche pieno di una “malata bellezza”; e ci lascia storditi, come i personaggi delle sue storie, dai legami nascosti del nostro corpo, ineluttabilmente legato a questa vita. "Coniglio maledetto" è un libro che urla per essere letto fino a tarda notte e passato alla persona più vicina il giorno dopo.
Pro
- +Messaggio
- +Originalità
Contro
- -Atmosfera
- -Struttura
Indifferenti
- =Ritmo
- =Stile