Scheda libro
Ego
Ancor prima dei suoi trent’anni, prima ancora della guerra con la Germania, Pavel Vasil’evič Ektov era già pienamente consapevole del compito esclusivo cui intendeva dedicarsi, e al quale si sentiva perfino in qualche...
La recensione
Incipit primo racconto
Ancor prima dei suoi trent’anni, prima ancora della guerra con la Germania, Pavel Vasil’evič Ektov era già pienamente consapevole del compito esclusivo cui intendeva dedicarsi, e al quale si sentiva perfino in qualche modo portato per natura, vale a dire la cooperazione rurale – senza cedere in alcun modo alla tentazione di inseguire grandi e sconvolgenti obiettivi.
Incipit secondo racconto
Ërka Žukov, figlio di contadini, già all’età di sette anni quando c’era da raccogliere il fieno se la cavava benissimo con rastrello; più cresceva, più partecipava al lavoro dell’azienda paterna, non senza frequentare, per tre anni, la scuola parrocchiale; dopo di che fu sistemato nientemeno che a Mosca come giovane apprendista presso un parente, un agiato pellicciaio.
Informazioni sul libro
Ego è una raccolta di due racconti dello scrittore russo Aleksandr Isaevič Solženicyn. In Italia è pubblicato da Einaudi e tradotto da Sergio Rapetti.
Scritto e pubblicato subito dopo il ritorno in Russia dopo l’esilio, Ego fa parte di un progetto di racconti binari, scritti dall’autore per mostrare un evento da due punti di vista differenti e dimostrare come a nessuna parte spetta il monopolio della verità.
Il tema di Ego è quello della guerra civile russa. Nel primo racconto il protagonista, Ego, decide di partecipare alle rivolte contadine di Tambov contro l’Armata Rossa e nel secondo il protagonista è invece un generale bolscevico. In quest’ultimo racconto la persona di cui si parla è realmente esistita, si tratta di Georgij Konstantinovič Žukov.
PRO
L’elemento più interessante del testo è il messaggio: il racconto binario permette di entrare nei panni di due persone di origini simili che hanno compiuto due scelte individuali opposte. Entrambi i personaggi sono presentati come esseri umani reali: con desideri, debolezze, volontà e pensieri. Il loro punto di vista mostra ciò che pensano senza mai giudicarli, ciò che pensano e fanno non viene contestato o commentato dal narratore che pone il suo ruolo a invisibile comunicatore tra la storia e il lettore. Non solo ogni lettore avrà l’opportunità di avere una propria opinione su quanto leggerà, ma gli sarà anche possibile mettersi nei panni di coloro che hanno vissuto in prima persona la guerra civile russa e potrà capire meglio, senza idee pregresse, le motivazioni di entrambe le categorie.
Interessante e ben fatta è anche l’ambientazione, non tanto nella sua estetica (anche se presente), ma per ciò che significava effettivamente vivere in quegli anni di guerra, tra privazioni, paure e dolore.
INDIFFERENTI
Un elemento ben fatto ma che potrebbe deludere è l’atmosfera. Se da un lato comprendiamo lo stato d’animo dei personaggi e questo aspetto li rende più umani ai nostri occhi, dall’altro bisogna ammettere che difficilmente proveremo in prima persona ciò che stanno sentendo. Solženicyn è uno scrittore che punta al cervello del lettore, non al cuore o alla sua pancia. Ciò che desidera è far comprendere intellettualmente la situazione al lettore, non provocargli una risposta emotiva. Questo non significa che il lettore non potrà provare nulla leggendolo, solo che non sarà l’autore a spingerlo a farlo.
Per lo stesso motivo, non è necessario entrare in empatia con i protagonisti. Proprio perché si parla di due punti di vista contrapposti, l’autore non fa nulla per indurre il lettore ad apprezzare uno o l’altro e a far capire chi dei due sia nel giusto. Le loro scelte appartengono solo a loro e il suo compito è esclusivamente raccontarcele. Si tratta di un pezzo di Storia non così lontano e che conosciamo bene ed è molto probabile che il lettore abbia già un’idea chiara su chi sia il buono e chi il cattivo della storia, quindi potrebbe avvertire comunque emozioni ai riguardi delle decisioni dei due personaggi ma questo non sarà a causa di una scelta dell’autore.
CONTRO
Si tratta di una raccolta di racconti di appena 107 pagine ma non posso dire che il ritmo di lettura sia veloce. Io ho letto un racconto a sera e sono stata soddisfatta di questa scelta perché la seconda storia è molto differente rispetto alla prima come scorrevolezza. Probabilmente, dato che in Per linee interne si parla di un personaggio storico realmente esistito, Solzenicyn ha preferito inserire più dati possibile su Žukov, anche a costo di far rallentare la narrazione. In compenso decide però di dare maggiore movimento al racconto attraverso un maggiore guizzo stilistico che lo ha portato ad abbandonare lo stile lineare di Ego e a permettere in alcuni punti al personaggio stesso di raccontarsi nel tentativo, forse vano, di scrivere un libro di memorie della sua vita.
Ultimo elemento di cui ho personalmente sentito la mancanza è stato un finale. Dopo il secondo racconto il testo finisce senza che vi sia un appunto conclusivo dell’autore. La scelta è evidente e si presenta con coerenza rispetto al resto dell’opera: nessun giudizio o intervento dell’autore, è il lettore a doversi fare un’opinione, non lui a doverla trasmettere. Trattandosi però di uno scrittore importante, la voglia di avere un capitolo extra su ciò che pensava lui mi è rimasta.
CONCLUSIONE
In conclusione, Ego di Solzenicyn è una raccolta di due racconti breve ma molto significativa. L’autore, che pure aveva idee politiche e sociali piuttosto spiccate e mai tenute nascoste, è riuscito a scrivere un libro imparziale, che permette al lettore di pensare autonomamente. Per me solo i grandi libri sono così.
CITAZIONI
Ektov visse gli anni della guerra civile nel più completo smarrimento spirituale: il reciproco sterminio di compatrioti in quella feroce guerra intestina e il tallone di ferro della dittatura bolscevica avevano fatto in modo che si perdesse il senso della vita, propria e dell’intero Paese.
Intanto la guerra civile si avvicinava alla fine e i contadini di Tambov avevano mancato l’occasione di unirsi ai Bianchi. Ma anche la loro pazienza era giunta al limite e una forza incontenibile sollevò il popolo.
Non è facile, no davvero, smuovere i contadini russi, ma quando questa pasta fermenta e si gonfia, niente può più contenerla nei limiti della ragione.
[…] era venuta l’ora della libertà per tutti e la cosa importante non erano le elezioni ma appropriarsi della terra dei signori.
Una minaccia incombeva ora da tutti i lati sulla testa dei pacifici contadini di Tambov: essi sapevano che se avessero fatto qualcosa che non andava, sia i Rossi che i partigiani gliela avrebbero fatta pagare.
Žukov ne riportò una gran rabbia contro i banditi. Non erano anche loro dei contadini? ma in certo qual modo diversi, non come i nostri di Kaluga: cos’avevano da rivoltarsi in quel modo contro il loro stesso potere, il potere dei Soviet? Da casa scrivevano: noi moriamo di fame e quelli non danno il grano! Il commissario spiegava le cose in questo modo: noi non mandiamo prodotti dalla città ed è giusto: primo, perché non ne abbiamo neanche per noi e, secondo, perché quelli se la caveranno comunque con il loro artigianato, ma la città da dove lo tira fuori il grano?
Hanno talmente paura che non sono né per il governo né per i partigianti; vogliono una cosa sola: essere lasciati in pace.
Fare semplicemente la guerra è alla portata di qualsiasi imbecille. Ma essere militare fino al midollo, perfino esalando il minimo respiro, e che tutti gli altri se ne rendano conto? Formidabile.
Žukov era felice, felice di essere comandato in quel modo. Così dev’essere, quello è un ragionare da soldati; prima di comandare tu stesso, bisogna sapere obbedire. E imparare a eseguire.
C’era una cosa che non si poteva dare a meno di imparare da Stalin: egli ascoltava con interesse le cifre delle perdite in uomini dell’avversario, ma non chiedeva mai delle proprie. Si limitava ad allontanare la questione con un gesto della mano, quattro dita distese: «È la guerra».
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Compralo su AmazonQuarta di copertina
In queste due storie ritroviamo i temi cari all'autore: la vera storia degli uomini nascosta dietro il velo menzognero della Storia ufficiale; l'annientamento morale come obiettivo ultimo dei sistemi totalitari; le debolezze dell'individuo di fronte al potere. Il primo racconto, "Ego", ci riporta al tempo delle rivolte contadine contro le campagne di collettivizzazione imposte dai Soviet. Ektov-Ego lavora in una cooperativa agricola e, per un innato senso di giustizia, abbraccia la causa dei contadini in rivolta, fino al momento in cui è costretto a tradire per salvare i propri familiari. Speculare alla vicenda di questo vinto è l'altro racconto, "Per linee interne", storia degli incessanti aggiustamenti che il generale Zukov, comandante delle armate che hanno conquistato la Berlino nazista, compie per ritrovarsi sempre dalla parte vincente. Sopravvive così alle purghe staliniane e alle lotte di potere pagando altissimi costi morali. Solo nel silenzio della coscienza e nella fedeltà a un modello interiore di giustizia, sembra dire Solzenicyn, l'uomo può contrastare la violenza del potere.
Pro
- +Ambientazione
- +Messaggio
Contro
- -Finale
- -Ritmo
Indifferenti
- =Atmosfera
- =Protagonista