Copertina di La follia del mondo

Scheda libro

La follia del mondo

La follia del mondo è il terzo ed ultimo capitolo della Trilogia delle Erbacce di Marco Freccero. Queste tre raccolte di racconti possono essere lette in qualsiasi ordine e, hanno come unico filo conduttore, il...

Consigliato: Sì
⏳ Letto in 7 giorni

La recensione

Non c’è al mondo un posto sicuro, quando il lupo è a caccia.

La follia del mondo è il terzo ed ultimo capitolo della Trilogia delle Erbacce di Marco Freccero. Queste tre raccolte di racconti possono essere lette in qualsiasi ordine e, hanno come unico filo conduttore, il messaggio che vogliono inviare. Le Erbacce di Marco Freccero, infatti, non sono altro che uomini e donne come noi che vivono momenti difficili. Storie di sopravvivenza, che ci ricordano come un piccolo avvenimento possa cambiare radicalmente le nostre vite.

Il mio apprezzamento verso questo storie e questo autore è ormai consolidato da tempo. Sin dalle recensioni delle opere precedenti, Non hai mai capito niente e Cardiologia ho ribadito più volte la bravura di Freccero, oggi con quest’ultima (ma spero non per sempre) recensione, cercherò di parlarvene aggiungendo qualcosa in più, in modo da dare la possibilità a chi ancora non si è convinto ad acquistare un suo libro, di conoscerlo e capirlo ancora di più. Perché di buoni motivi per leggerlo e supportarlo ce ne sono davvero tanti e, fidatevi, non potrete rimanerne delusi.

Per quanto mi riguarda, il motivo per cui apprezzo maggiormente le opere di Marco Freccero è la sua capacità di farmi emozionare. Ormai lo sapete, sono una persona piuttosto difficile sotto questo punto di vista: mi capita davvero di rado di sentire con intensità i sentimenti provati dai personaggi. Faccio di tutto per immedesimarmi, per sentire, per provare le giuste emozioni, ma il cinismo solitamente vince la partita. Invece, con questa Trilogia e con La follia del mondo in particolare, il lavoro che ho cercato di fare è stato contrario: cercavo di fare scudo, di non incorporare totalmente queste storie, di ricordarmi che non si tratta di personaggi reali. Il motivo è semplice: qui l’atmosfera si sente eccome e ti tocca talmente nel profondo da non permettere a niente, nemmeno al cinismo più sviluppato, di contrastarla.

Solitamente questo mi riesce ad accadere solamente se la storia affronta un argomento su cui sono particolarmente sensibile; con questi racconti invece mi sono ritrovata a pensare e a provare cose che, se me lo chiedeste nella vita di tutti i giorni, direi che non mi appartengono affatto e che non potrei mai avvertire in modo intenso.

In La follia del mondo non troverete storie scritte a bella posta per attirare le vostre lacrime; l’autore si limita semplicemente a raccontare la realtà, quella di tutti i giorni, quella che spesso cerchiamo di ignorare, quella da cui fuggiamo anche leggendo libri.

Papà. Ma le cose brutte non sono come quelle belle, vero? Per questo quelle belle vincono sempre. Perché sono belle.

Mi ha colpita particolarmente uno scambio domanda-risposta letto su Goodreads proprio oggi, dove un lettore ha chiesto a Freccero cosa affascina un lettore per indurlo a leggere storie di persone normali. La sua risposta mi ha convinta talmente tanto che voglio riportarvene un pezzo:

Questa società, come tutte quelle che ci sono state prima, e le prossime, detesta cordialmente tutto quello che è ordinario, non è abituata a credere che vi sia qualcosa di buono e bello in una vita semplice. “Tirare avanti” è da perdenti. Io credo invece che queste persone abbiano una forza e una dignità che li rende comunque meritevoli di essere celebrati e ricordati. E io ci provo…

Queste parole mi hanno fatto riflettere, io stessa mi sono chiesta, perché mi piacciono queste storie? E la risposta che mi sono data è; perché sono reali, perché fanno riflettere. Non amo emozionarmi, non apprezzo soffrire, anzi lo vorrei fare il meno possibile, eppure quando leggo uno di questi racconti sono travolta, non ci posso fare nulla, mi dico questa è la realtà, è ciò che ho affrontato o che affronterò, è ciò che forse scamperò solamente se sarò fortunata. Si tratta di vita, proprio per questo può fare male ed essere scomoda ma questo è anche il motivo per cui amo leggerla.

Poi c’è tutto il resto, ciò che io ormai da lettrice seriale dell’autore do addirittura per scontata ma che per voi che ancora non lo avete letto non lo sarà affatto.

Uno stile di scrittura unico, suo, facilmente riconoscibile. Vi sfido a leggere i racconti di Freccero e non capire che si tratta della stessa penna che scrive, della stessa persona che ha ideato quella storia, dello stesso cuore che ha colpito il vostro. Si tratta di uno stile molto incisivo; attraverso i gesti compiuti dalle persone capiamo il loro stato d’animo. Non abbiamo bisogno di avverbi o stratagemmi letterari per capire, anzi vedere, ciò che succede.

Apprezzo ancora di più i dialoghi. Ancora più incisivi, ancora più indimenticabili. Mi piace pensare di essere una persona che non si scioglie facilmente, ma il potere delle parole a volte è talmente forte da indurmi ad arrendermi, ho trovato dialoghi di una tenerezza o di una profondità disarmante, sfuggire alle emozioni era impossibile. Il racconto della raccolta che mi viene immediatamente in mente pensando a questo elemento è Educazione italiana.

  • Voglio trovare qualcosa che mi piaccia. Il lavoro è una cosa con cui passi tutta la tua vita. Se non ti piace è un inferno.
  • Cazzate - siede Stefano, che era tornato a sedere e aveva ripreso a mangiare.

  • Perché - domandai.

  • Puoi fare quello che ti piace se c’hai i soldi. Altrimenti fai quello che ti capita di trovare, e devi obbedire a quelli che ti comandano.

Le storie raccontate sono comuni; alcune accadono tutti i giorni, altre speriamo di non doverle fronteggiare mai, tutte sono credibili e realistiche; potrebbero essere raccontate al telegiornale e non ce ne stupiremmo affatto. Al contempo sono trame che non stancano mai, non ci danno la sensazione di già sentito, non sono mai banali. Quella che mi ha colpita di più è stata Il lupo cattivo, proprio perché si tratta di una scena quotidiana: un padre che va a trovare la figlia andata a vivere da sola. Sono entrata così tanto all’interno della storia dal dimenticarmi totalmente di starla semplicemente leggendo, è proprio nelle scene di questo tipo che Freccero colpisce di più con le sue capacità.

Gli incipit di questa raccolta mi sono sembrati più introduttivi; ce ne sono meno da impatto istantaneo, ci fanno entrare in ciò che succede lentamente. Quello che ho apprezzato maggiormente è stato l’inizio di Pugni, mi ha spinta immediatamente nella testa del protagonista.

I finali mi hanno colpita particolarmente, più che nella scorsa raccolta. Sono tutti diversi tra loro, alcuni più eclatanti, altri meno. Però sono tutti conclusivi, per quanto non mi stancherei mai di leggere questi racconti, sentivo che anche per me la storia sarebbe finita esattamente in quel punto. Il racconto che voglio citare per questo elemento è La follia del mondo.. e chi se l’aspettava una conclusione così?

Il rapporto con l’ambientazione è ambivalente: è presente ma non si tratta di un aspetto che riteniamo indispensabile.

In generale non possiamo dire che sia così fondamentale il luogo dove si svolge la storia. Sappiamo ormai che la maggioranza delle storie di Freccero sono ambientate a Savona e dintorni ma questo aspetto non è mai rimarcato, a volte non è nemmeno espresso. Quello che importa qui sono maggiormente le case o gli edifici dove si svolgono le vicende; quello che importa è il riconoscimento, la capacità di comprendere che si parla di un posto che potrebbe essere anche il nostro, un luogo che visitiamo ogni giorno; è facile avvertire che quella possa essere una qualunque casa, un qualunque posto di lavoro, di uno qualunque di noi. Inoltre, le descrizioni ambientali sono speciali perché vanno quasi sempre a braccetto con i protagonisti. Noi, infatti, scopriamo spesso e volentieri com’è fatto un posto perché vediamo ciò che fanno i personaggi al suo interno e, di conseguenza, ricostruiamo il luogo in cui si muovono. Ci sono poi anche le descrizioni più comuni, mai troppe però e sempre collegate a stati d’animo e sensazioni. Anche in una semplice descrizione avvertiamo quello che già sentiamo grazie alla descrizione dei gesti dei personaggi e ai dialoghi che leggiamo.

Temporalmente queste storie si svolgono in periodi molto diversi tra loro; abbiamo la vacanza estiva, la gita del weekend, le vacanze di Natale ma anche scene che si svolgono in un giorno qualsiasi. Questo aspetto non è sempre fondamentale ai fini della trama ma è ricavabile in ogni racconto sia grazie a riferimenti diretti che indiretti.

La pioggia percuoteva come pallottole i marciapiedi, la strada, il davanzale. Era diventata, negli ultimi tempi, una nemica della città, delle case, degli uomini. Persino della terra.

I personaggi non smettono mai di stupirmi perché li ho sempre ritenuti uno degli aspetti negativi dei racconti: impossibile in così poche pagine interiorizzarli a dovere. Invece anche in questo Freccero non delude, anzi, si tratta proprio di uno dei punti di forza più validi: ognuno è diverso, ma scaviamo dentro la sua anima con una facilità disarmante. Abbiamo l’impressione di essere loro, ognuno di loro. Anche all’interno dello stesso racconto, anche se le personalità dei personaggi sono contrastanti, entriamo dentro di loro a turno; li capiamo. Queste sono persone che reagiscono in maniera diversa ad accadimenti della vita che noi tutti conosciamo e, forse, siamo stati costretti ad affrontare. Non c’è buono o cattivo, anche davanti all’azione più lontana da noi non giudichiamo, ma ci troviamo costretti a chiederci: e così può arrivare anche a questo la disperazione? Possono queste persone, possiamo noi, affrontare tutto ciò senza uscirne distrutti, mutati, cambiati per sempre?

Quello che mi piace è anche non sapere cosa pensa l’autore di quello che scrive, qual è lui di tutti questi? Mentre nella stragrande maggioranza degli autori riconosciamo un archetipo di protagonista, qui troviamo persona veramente diverse tra di loro, sembra riuscire a calarsi nei panni di tutti, senza eccezioni.

Infine, il ritmo. Lo stile di Freccero è scorrevole: l’impressione che dà è di mostrarci qualcosa che ha visto, non racconta meno di quello che sa ma non indugia con sue considerazioni o, fortunatamente, non ha nessun intenzione di rigirare il coltello nella piaga. Le storie sono forti, importanti, incisive, ma riusciamo ad andare avanti con la lettura perché lui non esagera, ci dà la possibilità di far finta di niente, anche se l’idea dentro di noi ormai è nata e rimarrà li, volenti o nolenti. Personalmente cerco sempre di staccare un racconto dall’altro quando li leggo perché ritengo che ognuno di loro meriti il proprio spazio personale, ma questo non dipende affatto dal ritmo; se non me lo imponessi li leggerei uno dietro l’altro senza nemmeno accorgermi di terminare il libro in una volta sola.

In conclusione dirò quello che dico in privato a chi me lo chiede, perché con voi voglio essere sempre sincera e perché è giusto che il blog serva al suo scopo.

Marco Freccero non è arcifamoso e, oltretutto, è un autore che si è autopubblicato. Sulla carta so perfettamente che molti di voi non si fiderebbero mai, io stessa prima del blog non avrei mai acquistato un libro che non conoscevo bene. Leggo Quando Voglio però serve a questo: farvi conoscere libri che non avreste preso mai, aiutarvi a scremare ciò che merita da ciò che non vi piacerebbe, dandovi la possibilità di orientare la lettura verso opere giuste per voi con una buona probabilità. Serve a farvi scoprire libri che, altrimenti, non avreste conosciuto. Perciò, ve lo dico chiaramente, questo è uno di quegli autori che vorreste leggere e, io lo penso davvero, se fosse stato famoso lo citereste continuamente, lo amereste, attendereste con ansia le sue nuove uscite. Perché Freccero scrive bene, mette cura in ciò che scrive e, inoltre, arriva persino al cuore del Grinch che c’è dentro di me.

Lo consiglio a tutti voi.

Sostienimi

Compralo su Amazon

Trama

La follia del mondo è il terzo ed ultimo capitolo della Trilogia delle Erbacce. I 15 racconti contenuti al suo interno narrano eventi quotidiani, che possono capitare ad ognuno di noi. Ci parlano di situazioni difficili che forse anche noi siamo stati costretti ad affrontare, o lo saremo in futuro. Ci fanno sentire capiti e ci aiutano a comprendere a nostra volta i comportamenti di persone che hanno dovuto fronteggiare avversità diverse dalle nostre. Raccontano della vita.

Quarta di copertina

Questo è il capitolo conclusivo della “**Trilogia delle Erbacce**”.  Il primo si intitola "Non hai mai capito niente". Il secondo è "Cardiologia". Anche questa volta, storie di uomini, donne, bambini che all’improvviso si trovano al bivio, devono fare i conti con l’imprevisto, la sorpresa, la paura e la disperazione. In pochi istanti comprendono la realtà e devono contrastarla. Perché “La follia del mondo”? “Una delle controindicazioni più gravi dell’avidità, pensò Mirko, era che uccideva l’intelligenza; spingeva a guardare alla realtà senza alcun desiderio di metterci mano per cambiarla.” Lo scenario è una Liguria dove il mare non compare quasi mai, distante dalla luce e dal sole estivo pubblicizzati da riviste e operatori turistici. Una periferia perfetta dove ricominciare ad amare le erbacce.

Pro

  • +Ambientazione
  • +Atmosfera
  • +Dialoghi
  • +Finale
  • +Personaggi
  • +Ritmo
  • +Stile
  • +Trama

Indifferenti

  • =Incipit