Scheda libro
Una primavera tardiva
Una primavera tardiva è una raccolta di racconti di Israel Singer scritti in anni e momenti diversi e portati insieme in Italia da Bollati Boringhieri con una traduzione di Monica Capuani.
La recensione
Incipit
Dopo le pungenti gelate che avevano prolungato l’inverno fino ad aprile inoltrato mantenendo uno strato di neve e ghiaccio sui campi, strade e fiumi, arrivarono le piogge. Arrivarono all’improvviso molti giorni prima della Pasqua ebraica, piogge lunghe, fitte, monotone, impreviste, che intaccavano la carne. L’aria divenne densa, e un pesante vapore saliva da ogni cosa, dalla terra, dall’uomo e dalle bestie.
Informazioni sul libro
Una primavera tardiva è una raccolta di racconti di Israel Singer scritti in anni e momenti diversi e portati insieme in Italia da Bollati Boringhieri con una traduzione di Monica Capuani.
La lista completa dei racconti è:
- Una primavera tardiva
- Perle
- Cave d’argilla
- La città vecchia
- Sender Prager
- Sabbia
- Pentimento
- Sangue
- Uno straniero
- Paralisi
- Terra straniera
- Luke
- Dottor Georgie
I racconti di questa raccolta sono ambientati tutti in Polonia e spesso ruotano intorno alla presenza della Vistola, il suo fiume più lungo. L’ambientazione è il fil rouge che li collega nonché elemento fondamentale in ogni storia perché profondamente legata alle origini di ogni personaggio e motivazione principale per tutte le loro gioie e i loro dolori.
Ma tra il suo villaggio natale di Leshne e quello dove si trovava adesso scorreva il fiume, la Vistola. Le piogge avevano creato un’inondazione sopra lo spesso strato di ghiaccio, e si cominciavano a vedere le crepe.
Le descrizioni coprono buona parte del testo (in particolare a inizio racconto). Le stagioni si susseguono nel libro mostrando sempre le loro peculiarità estetiche e il loro effetto sui personaggi, attenti a compiere azioni coerenti e collegate nella forza e nella modalità con ciò che è stato descritto. Alcuni personaggi vivono in funzione del meteo e della stagione e nei loro racconti le descrizioni sono particolarmente rilevanti per comprendere la direzione della storia.
«Eh! Eh! Eh! mi sono messo in tasca un altro inverno! Eh! Eh! Eh! Rubato dal sacco!»
I protagonisti sono spesso ebrei in una posizione conflittuale con la religione: sono osservanti ma non seguono tutte le regole a loro imposte e vivono costantemente in conflitto tra il senso di colpa e la necessità di vivere in modo più conforme (e comodo) rispetto al resto del mondo. Questo li porta, come succede spesso agli esseri umani che si sentono di non dare il proprio meglio, a trovare giustificazioni a ogni loro cattiva azione che li rende innocenti davanti a Dio.
Si rodeva il cuore. Perché anche se non seguiva le regole e i precetti, tuttavia il bovaro aveva timor di Dio e amava la moglie e i cinque figli, uno più piccolo dell’altro. Aveva ingannato il suo Dio e sua moglie Ettie non perché avesse il cuore malvagio. Per tutti i suoi peccati dava la colpa al proprio mestiere, un mestiere miserabile e impegnativo.
Forse a causa di questo interno conflitto molti di loro sono nervosi e irascibili. Riescono a perdonare tutto a loro stessi ma riescono a sopportare a fatica le mancanze degli altri personaggi, sempre pronti a sminuire l’importanza delle loro lotte personali e a consigliare calma e staticità.
E così, avendo detto la loro, ripiombarono nella tradizionale consuetudine contadina, che è quella di non interferire con nessun uomo, ma di fargli fare qualunque follia desideri.
La furia cieca che impossessa la maggior parte dei protagonisti, di rado disposti a seguire la strada più cauta, porta spesso a scene crude e anche tragiche che coinvolgono sovente anche degli animali (nella raccolta sono molto presenti e uno dei racconti, Luke, ha proprio un cane come protagonista). È difficile non avere un trasporto emotivo per quello che succede perché tutto ciò che leggiamo è percepito come forte, veloce e inevitabile e ci fa sentire coinvolti in prima persona anche se il nostro carattere non ci farebbe mai comportare nello stesso modo.
… i contadini voltarono loro le spalle e tornarono lentamente verso le loro casupole. Senza parlare, facendosi solo il segno della croce.
Quest’atmosfera permea l’aria di ogni racconto e non scende mai, provocando nel lettore un stato di perenne allerta che si riattiva automaticamente al racconto successivo, anche se letto giorni dopo, e questo in parte rischia di rovinare il senso di sorpresa provato nella nuova lettura che diventa quasi una propaggine della precedente non riuscendo a vivere in modo autonomo nella memoria del lettore. Inoltre, alcuni personaggi secondari diventano principali in altre storie dando ancora di più la sensazione di continuità con tutto ciò che è già stato raccontato senza che però sia ordinato e coerente quanto un romanzo.
C’è qualcosa dentro di lui, qualcosa che si agita tra il cuore e la testa, qualcosa che lo opprime, gli fa sentire caldo, e sente caldo sulla cute, gli sembra che ogni singolo capello gli si rizzi in testa separato dagli altri.
Il messaggio finale è quasi sempre cinico o cupo. Invita il lettore a riflettere su come si sarebbe comportato ma senza regalargli grande speranza che, facendo diversamente, il riscatto tanto agognato sarebbe potuto arrivare.
Non sarebbe rimasto niente per cui il mondo avrebbe potuto ricordarlo, e il suo nome non sarebbe mai stato citato. Nessuno lo avrebbe ricordato in una preghiera, né in una Santificazione né in una Memoria delle anime durante i Giorni di Festa Solenne, e non ci sarebbe stata neanche una lapide a marcare il luogo in cui era stato deposto il suo corpo.
La mia opinione
Mi capita spesso di non apprezzare molto una raccolta di scritti se essi presentano tra loro troppe differenze, ma questa volta ho sperimentato il contrario: questi racconti mi si sono sovrapposti nella mente a causa della sua coerenza tematica voluta e ben fatta, ma che a me ha creato qualche difficoltà. Nelle raccolte leggo al massimo un racconto al giorno, proprio per ricordarli meglio e dare tempo alla mia mente di “immagazzinarli”, purtroppo anche aumentando il tempo tra un racconto e l’altro in Una primavera tardiva non sono riuscita a evitarlo. Le storie tendono ad assomigliarsi tutte: pur partendo da idee e protagonisti apparentemente diversi, vanno sempre a toccare le stesse tematiche e a progredire e a concludersi (a parte in un caso) nello stesso modo. Questa particolarità ha influito molto sulla mia percezione dell’atmosfera: scene tragiche che avrebbero dovuto essere inaspettate le conoscevo già e le aspettavo perché avevo letto il testo precedente e dopo le prime storie ho cominciato a percepire una sorta di apatia emotiva leggendo le narrazioni terribili che, se lette singolarmente, mi avrebbero colpita ben di più. Il testo è dunque valido e ben scritto (come ogni testo dei fratelli Singer e ancora più di Israel, che rimane il mio preferito), può colpire con forza e rimanere ben impresso ma non è adatto alla lettura continuativa. Vi consiglio perciò di leggere i racconti a distanza di lungo tempo gli uni dagli altri e possibilmente anche in ordine sparso (quelli più simili tendono a essere uno dopo l’altro).
I miei racconti preferiti proprio per quanto detto sopra sono stati i primi, perché quelli che mi hanno dato emozioni più originali e Luke, per il protagonista differente (un cane) che ha donato un punto di vista inedito.
Citazioni
Il sole dell’estate imminente si è fatto violentemente largo nell’appartamento barricato. Una piccola chiazza di luce, quadripartita, si riversa oltre il margine delle persiane, che non vengono mai sollevate, e si posa sul pavimento vicino a Spielrein, come un gatto pigro e allungato.
Le parole uscirono una a una, come se le stesse contando.
Sono gli uomini giovani i più eccitati. Sentono che le loro idee ciniche sulle donne sono state confermate. La notizia rafforza il pregiudizio sulla loro levatura e sulla loro impudenza. Guardano le donne negli occhi con spavalderia. Chiedono loro, con profonda ironia: «Be’, voi che dite?»
Non cantava normalmente, ma con tante variazioni artistiche, fioriture e interpolazioni. Si portava una mano all’orecchio, come per ascoltare meglio la sua musica, e si leccava come se il suono fosse commestibile e gli avesse depositato deliziose briciole sui baffi. Quando non cantava, si dilungava in commenti eruditi sui versetti biblici.
Le donne esitarono e guardarono gli uomini per cercare aiuto, ma gli uomini erano neri per la rabbia. Quando gli uomini sono di quell’umore è meglio lasciarli soli.
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Compralo su AmazonQuarta di copertina
Ciascuno di questi racconti si svolge in uno shtetl polacco, prima della Seconda guerra mondiale, abitato da una serie di personaggi descritti con tanta precisione che si possono subito individuare quando riappaiono in un altro racconto, magari in veste di protagonisti. Ogni racconto è un romanzo, ogni villaggio un mondo, e ogni personaggio protagonista è affiancato da una pletora di vivacissimi ritratti di contorno, così ben caratterizzati in poche righe da diventare indimenticabili. Questo è l'incredibile potere della scrittura di Israel J. Singer, che pervade non soltanto i suoi grandi romanzi, ma anche le storie brevi, dense e originali qui raccolte.