Quarta di copertina
Uno degli autori più controversi del Novecento. A novant'anni dalla sua pubblicazione e a oltre sessanta dalla morte dell'autore, "Viaggio al termine della notte" si impone come il romanzo che ha saputo meglio capire e rappresentare il Novecento, illuminandone con provocatoria originalità espressiva gli aspetti fondamentali. «Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. Lo «scandalo Céline», che dura tuttora, è la profetica lucidità del suo delirio, uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell'uomo così com'è. L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della «folla solitaria», le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Totalmente nuovo nel panorama francese ed europeo è stato poi il modo insieme realistico e visionario, sofisticato e plebeo con cui Céline ha saputo trasfigurare questa materia incandescente. Per lui, in principio, è l'emozione, il sentimento della vita: di qui l'invenzione di un linguaggio che ha tutta l'immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento: è in realtà un'opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo. Oggi il Viaggio, nella traduzione ormai classica di Ernesto Ferrero, scrittore particolarmente attento al «colore» dei linguaggi, si offre a nuove generazioni di lettori con l'intatta freschezza di un «classico» che non finisce di stupire per la sua modernità.
Opinione veloce
Sono alla Quarta Discussione su 6 nel GDL: il narratore è una delle persone più brutte che io abbia mai letto e penso che questo infici la mia lettura in parte perché, come capita nella vita reale, mi viene spontaneo cercare anche solo un capello fuori posto per apprezzarlo il meno possibile. Sapere che si tratta di autofiction ovviamente peggiora la situazione perché sono temprata nel non giudicare i personaggi ma non giudicare un essere umano che parla di st****re donne in questo modo mi sarà sempre impossibile. Nonostante ciò mi sta piacendo parecchio per lo stile e spesso anche per il contenuto (non le sue considerazioni). Approcciandolo credevo di trovare un libro completamente diverso ma mentirei se dicessi che penso che lo dimenticherò presto o che non mi lascerà nulla. Quindi: non quello che cercavo né pensavo ma comunque esclusivamente letterariamente un ottimo libro. (Per ora di comico ed esilarante, come detto in quarta di copertina, ho trovato poco o niente).
Pro
- +Stile
Contro
- -Protagonista
Indifferenti
- =Ambientazione
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